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blog di francesco latteri - scholten
Il 25 Aprile ed Alfie Evans.
post pubblicato in società, il 25 aprile 2018

25 aprile 1945: liberazione dal nazifascismo. Una data storica. Tuttavia fa effetto oggi – ma già ci sono molti casi prima - approcciarsi a questa data alla presenza della vicenda Alfie Evans. A suo proposito, giustamente, il Card. Elio Sgreccia ha parlato di accanimento tanatologico. La vicenda di Alfie Evans infatti ha un punto di contatto ed assai significativo sul piano etico con la liberazione dal nazifascismo: il concetto di “lebens unwuerdiges leben” ossia di vita indegna di essere vissuta. Il concetto, ancor prima che alle connotazioni razziali del nazifascismo è legato alle sue connotazioni economiche. Per il “Mein Kampf” infatti Adolf Hitler si era ispirato direttamente ai criteri di Fireston (sì, 



quello americano dei pneumatici) e per la messa in atto, probabilmente senza neppure saperlo, a Keynes. Il colpo di Stato all'indomani dell'incendio del Reichstag, i rastrellamenti e le liste di proscrizione, insieme all'esasperata crisi economica della Germania avevano imposto da subito la creazione dei “KonzentrationsLagers” (KZ) e imposto l'utilizzo dei prigionieri come lavoratori a costo zero per la erezione delle imponenti opere pubbliche poi realizzate. Il criterio, come bene esplicita la scritta “Arbeit macht Frei” all'ingresso di Auschwitz, è anzitutto economico: sei “libero” finché produci di più di quello che costi più un margine di guadagno per il regime. Ossia: la vita capitalisticamente improduttiva va eliminata. “Alto biondo, con gl'occhi azzurri”, l'ideale razziale del “Fuehrer” era quello scandinavo e per conseguirlo dopo gl'ebrei (lui stesso era figlio illeggittimo di un ricco ebreo presso il quale sua madre era 



donna delle pulizie ma evidentemente non solo questo...) si sarebbero dovuti progressivamente eliminare anche gli slavi ed infine gli stessi tedeschi. Dopo pochissimi anni, effettivamente i tedeschi videro una Germania completamente nuova, fuori dalla crisi, un'industria prospera e risanata, un'economia attiva, autostrade, treni superveloci (le vaporiere dei “Deutschlands Zuge”, o D Zuge erano capaci di 250 Km/h) e un mondo “pulito”: microcriminalità a zero, niente Down, niente vecchi, storpi, malati cronici, pazzi (tranne i gerarchi) etc. Per tutti questi improduttivi infatti la soluzione era quella che in Inghilterra oggi si prospetta per Alfie Evans. Già Adolf Hitler ed i suoi scienziati si adoperavano per l'uomo ideale, secondo i loro criteri, prima della nascita:costruzione in provetta, eliminazione dei feti non idonei etc. Tutte cose che la ns società con la scusa di altre etichette, ha continuato e continua a fare. I Down sono diminuiti 



perchè oggi sono abortiti prima di nascere, e gl'anziani e gl'altri eliminati compassionevolmente con l'eutanasia. Una società capitalistica, tecnologica, economicistica: la società cui si punta oggi e che sempre più va concretandosi non differisce molto da quella cui puntava Hitler. Oggi, come nella Germania nazista, si vuole, in Inghilterra è già così, che sia lo Stato, i suoi Funzionari, i suoi Giudici suoi Medici, le sue Autorità a sancire quali siano le vite degne di essere vissute, ovvero quelle rispondenti ai criteri che sono gli stessi che già furono del Fuehrer. Ma allora: la liberazione da cosa? E perché la celebriamo? Ieri come oggi, in forme ben diverse, si perseguitano la Chiesa ed il Papa perché portano avanti un modello diverso di società, un modello in cui è messo in discussione proprio il criterio economicistico, quello di Auschwitz, il criterio ancor oggi dominante: sei finché produci e per quello che è il valore economico che produci...
francesco latteri scholten.

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permalink | inviato da frala il 25/4/2018 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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