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blog di francesco latteri - scholten
Messina e Dugin ovvero incapaci di essere Università.
post pubblicato in cultura, il 12 giugno 2019

L'Università è uno dei più grandi retaggi di quell'epoca di Luce che è stato l' “era di mezzo” o Medioevo. Parigi, fondata nel 1170 circa fu riconosciuta dal Re Filippo II di Francia nel 1200 e dal papa Innocenzo III nel 1215 , Napoli nel 1224 dall'Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia Federico II di Svevia, Colonia. Oggi si è soliti associare il termine al grado accademico più elevato. Invero il termine Università è originariamente associato al concetto di Libertà. Libertà di apprendimento e di insegnamento. Sin da subito si combattè per questo. Nel 1255 a Parigi, San Tommaso d'Aquino, che a quelle lotte partecipò, compose la “Contra impugnantes Dei Cultum et Religionem” per rivendicare l'insegnamento anche degli appartenenti agli Ordini religiosi. L'Università non è tanto la istituzione di una nuova realtà 


accademica di grado superiore alle Scholae, quanto piuttosto una istituzione del livello delle Scholae di più elevato grado che si connotasse proprio per la Libertà di apprendimento ed insegnamento andando al di là dei tanti limiti delle Scholae. Tutti, in qualità di uditore potevano partecipare alle lezioni e tutti, purché in possesso del Diploma Superiore, potevano iscriversi in qualità di studenti a differenza delle Scholae di grado accademico più elevato che richiedevano invece una serie di permessi: quello del Barone, del Sindaco, del Vescovo, della Polizia etc. . Le stesse lezioni o Lectio avevano una struttura impostata ad una libertà che oggi ci si signa la notte. Ne abbiamo ampia testimonianza proprio negli scritti di San Tommaso d'Aquino strutturati secondo le Lectio dell'epoca: un Baccelliere (assistente del Prof.) introduceva 


l'argomento, seguiva il dibattito in aula e quindi il Magister (il Prof.) teneva il Responsio, ovvero le conclusioni esposte in funzione al dibattito precedente. Insomma: Università da Universitas: aperto a tutti e tutti comprendente: Libero. Magari l'avessimo oggi. Tantissima parte della realtà universitaria di oggi, grazie anche all'Illuminismo ed alle sue presunzioni, quella libertà ha decisamente perso. La recentissima negazione dell'aula da parte dell'Università di Messina al Prof. Alexandr Dugin, uno dei più eminenti politologi del mondo, Consigliere del Presidente della Russia Vladimir Putin, si colloca decisamente in un andazzo premedioevale che nega alla radice il concetto e l'essenza stessa di Università. Il peggio sono le armi, ovvero le motivazioni addotte. Si cade qui infatti nella squalifica gratuita, preconcetta e pregiudiziale ed 


in accuse che, a chiunque di Dugin abbia letto solo qualcosa, appaiono avulse da qualsiasi realtà e gratuitamente ed ingiustificatamente diffamatorie. Il confronto con una concezione politologica tra le più attuali ma disancorata (per fortuna) dai contesti ideologici passati e dalle loro contrapposizioni, entrambi bocciati prima ancora che dalla Storia, dalla realtà antropologica umana, è andata perduta, non solo per l'Università ma per tutta la città peloritana. Reggio Calabria segue quasi subito la via messinese e così l'incontro ha luogo a Gioia Tauro in locali privati. A StrettoWeb il politologo russo che parla correntemente italiano, ha dichiarato: “sono amareggiato di quanto successo in questi giorni. Non è possibile fissare gli eventi e poi poche ore prima che iniziano far saltare tutto. Sinceramente sono 


molto sorpreso del comportamento dell’Università siciliana e della massima istituzione calabrese” (...)Finalmente questa sera a Gioia Tauro – ha poi aggiunto – ho potuto spiegare la Quarta Teoria Politica: io sono contro il liberismo, il fascismo ed il comunismo, in quanto sostengo la necessità di un loro superamento per opporsi al neo-liberalismo egemone nella postmodernità. E’ utile riscoprire valori come la giustizia sociale, la comunità di popolo, la libertà della persona nell’ottica di un nuovo progetto culturale”. Il Prof. Alexandr Dugin parla anche di Putin e del suo rapporto con il potente Presidente russo: “lo appoggio, credo stia facendo delle cose positive. Io non faccio parte però della sua cerchia, non ho nessun ruolo preciso ma di certo sono vicino al suo agire politico. Ringrazio tutti per l’interessamento”. Insomma: un 


giorno triste e di sconfitta per il Mezzogiorno. Di contro: uno dei ricordi più belli della “Mia” Università, la Pontificia Università Lateranense: un giorno il mio Prof. Di Logica Aletica, Antonio Livi, solitamente più puntuale di Immanuel Kant, arrivò con un quarto d'ora di ritardo e, cosa che ci fece strabiliare ancora di più, arrivò in compagnia e ci presentò subito, scusatosi del ritardo: “vi presento il Prof. Gianni Vattimo”. Sì, quel Gianni Vattimo, il più autorevole studioso di Nietzsche, sua la monografia sul Filosofo tedesco negli arancioni della Laterza e suo “Il Soggetto e la Maschera”. Gianni Vattimo fondatore del “Pensiero Debole”, il più grande antagonista di Livi. Ne seguì un dibattito accademico epico. Questo è essere Università.
francesco latteri scholten.
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