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blog di francesco latteri - scholten
La Corte Costituzionale apre al suicidio assistito a discrezione dei giudici sovrapponendosi alle Camere.
post pubblicato in giustizia, il 26 settembre 2019

A differenza del Portogallo, dove il 14 settembre u.s. il Parlamento non ha approvato nessuno dei quattro progetti di legge per l'introduzione dell'eutanasia, da noi invece della politica e del potere legislativo si è pronunciata sull'argomento la Corte Costituzionale:"Non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidioautonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli" e dunque “In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”.


La sentenza invero apre ad una serie di problematicità: 1) anzitutto quella etica, sancita dall'art. 2 Cost. Che riconosce i diritti umani, cui primo è quello alla vita e qui la Corte si arroga di pronunciarsi sul diritto alla vita facendo dell'Italia uno dei pochissimi Paesi al mondo in cui ciò avvenga; 2)di competenza in quanto art. 1 Cost. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ovvero, per quanto attiene alle leggi eleggendo un Parlamento cui, art. 70 Cost. spetta la funzione legislativa ed è dunque inammissibile l'ultimatum della Corte al Parlamento prima ed il bipassamento dello stesso poi, con una sentenza: i legislatori (parlamentari) sono eletti infatti dal Popolo, i giudici non li elegge nessuno; 3) circa la sentenza, come osserva il Centro Studi Livatino«non dichiara illegittimo l’articolo 580 del codice penale, ma: demanda al giudice del singolo caso stabilire se sussistono le condizioni per la non punibilità, cioè investe il giudice del potere di stabilire in concreto quando togliere la vita a una persona sia sanzionato, oppure no». In questo modo però, scrive ancora il Livatino, la Corte «fa crescere confusione e arbitrio, ricordando che deve essere rispettata la normativa su consenso informato e cure palliative: ma come, se la legge sulle cure palliative non è mai stata finanziata e non esistono reparti a ciò attrezzati?; 


medicalizza il suicidio assistito, scaricando una decisione così impegnativa sul Servizio sanitario nazionale, senza menzionare l’obiezione di coscienza, di cui pure aveva parlato nell’ordinanza 207; ritiene l’intervento del legislatore “indispensabile”: e allora perché lo ha anticipato come Consulta?».
Insomma è una sentenza che, come bene osserva Massimo Gandolfini del “Family Day” «non porterà alcun diritto civile, maggiore dignità al malato e capacità di autodeterminazione, ma, al contrario, le conseguenze sul piano pratico sono quelle già evidenti nei Paesi dove la legalizzazione dell’eutanasia ha condotto i più deboli su un piano inclinato irreversibile: pressione psicologica sulle persone vulnerabili, abbandono terapeutico di anziani e disabili, crescita esponenziale delle richieste di suicidio assistito, casi di eutanasia senza esplicita richiesta soprattutto per pazienti in stato di coscienza minima (vedi caso Lambert) ed una perdita di fiducia nel rapporto medico paziente». I Vescovi italiani hanno giustamente preso 


posizione circa la sentenza con una nota in cui rilanciano le parole di Papa Francesco per cui «si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia». La preoccupazione maggiore, prosegue la nota Cei, «è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I Vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta». Insomma, una sentenza che sarebbe stato meglio non fosse mai stata scritta.
francesco latteri scholten
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