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blog di francesco latteri - scholten
La Libertà, Bernard Henry Levy e il Covid19 che porta alla Follia.
post pubblicato in società, il 17 luglio 2020

Intellettuale francese rampante dai tempi in cui, giovinetto, era il pupillo di Jean Paul Sartre di cui tracciò il ritratto filosofico biografico più autorevole, “Sartre il Filosofo del XX secolo”, Bernard Henry Levy è sulla cresta dell'onda ormai da decenni. In dialogo – in un rapporto amici/nemici – anche con il nuovo “enfant terrible” della cultura francese, Michel Houellebecq, dialogo da cui è scaturito l'interessante volume dibattito “Nemici pubblici”. Sul piano privato BHL, come ama definirsi egli stesso, è stato recentemente colpito dalla conversione al cattolicesimo della sorella minore, specie da quando ha potuto constatarne l'autenticità e la profondità. Ne è nato un confronto più vero con il cristianesimo tout court da cui è scaturita la difesa di esso dalle numerosissime persecuzioni e l'intervento culturale a spada tratta al pari che per l'Europa. La rivendicazione culturale del cristianesimo lo colloca a fianco proprio di Houellebecq (rimandiamo a proposito alla celebre intervista di questi allo Spiegel) mentre il solco filosofico resta quello fenomenologico esistenzialista dove peraltro accanto ad atei quali Sartre, la presenza cristiana è ben nutrita. D'altronde insegnava alla Sorbonne ben prima di Sartre già San Tommaso d'Aquino anch'egli già ai suoi tempi sulle barricate con gli studenti a rivendicare, proprio come Jean Paul, la Libertà: libertà di studio e libertà di insegnamento. Libertà: esattamente quello che prima e 


più di ogni altra cosa il Covid19 ci ha tolto, insieme alla socialità. E, dunque il sentimento che più caratterizza è quello con il cui nome si chiude l'ultima opera, “Il virus che rende Folli”: rabbia. “La buona rabbia, la rabbia di Achille nell'Iliade, è l'inizio del pensiero”. Eppure BHL non è né contro il Lockdown né contro i medici. Se infatti cita la frase talmudica “il miglior medico del mondo andrà all'inferno” ne specifica subito il senso: “... il miglior medico è un esperto nel trattamento dei corpi ma è così esperto che si preoccupa solo di quello. E dimentica quel fascio di luce, quel lampo che ci attraversa e fa sì che un corpo prenda vita, diventando un soggetto singolare. Ecco perché quel medico va all'inferno (…) rendo omaggio a quelli che si sono prodigati per le cure”. Per BHL si tratta di assurgere ad un criterio, nel trattamento epidemiologico, non solo medico, come indicato da Rudolf Virchow “Un'epidemia è un fenomeno sociale che ha alcuni aspetti medici” “Dal punto di vista sociale, quello di cui mi occupo, abbiamo rischiato molto. Un mondo in cui non ci stringiamo più la mano, in cui non seppelliamo più i morti, in cui diffidiamo uno dell'altro, va verso una regressione della civiltà”. Tuttavia il lockdown era necessario, anche se per il filosofo francese il modello tedesco è più auspicabile. Bene perciò l'azione di governo e con Macron e Merkel l'Europa ha riguadagnato tempo e dal Covid19 ha preso il via per una realtà nuova più solidale ed autentica. Con grande acume 


Bernard Henry sottolinea – ed è sinora il primo e l'unico – come il Covid19 ci abbia pilotati di fatto in un imbuto cui fondo era la scelta tra vivere alla cinese o morire: “La Cina ci ha imposto un modello problematico, il confinamento, e un altro, ancora più folle, il tracciamento. A un certo punto si diceva tracciare, testare, isolare come se si dicesse liberté, egalité, fraternité. (…) salvare vite è bene ma la vita libera è meglio. Ci deve essere un modo per combattere una pandemia senza cadere nella trappola dello stato di sorveglianza sanitaria (…) e se è vero che possiamo morire di Covid19 lo possiamo anche di fame, di miseria, di disperazione, di solitudine e di tutte le altre malattie più antiche che gli ospedali non hanno avuto tempo di curare”. Tuttavia il Covid19 ci ha fatti uscire riducendolo a pezzi, dal sogno utopista di un post umanesimo in cui tutto era curabile: “il Covid19 ha riportato il tragico nelle ns vite”.
francesco latteri scholten.
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